Comune di Valleve – Informazioni Paese e Turismo

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CENNI STORICI:

Superate le strettoie delle ardesie strapiombanti di Branzi, dove si possono vedere all’opera i cavatori di piode, la valle torna ad addolcirsi e si apre in pascoli ed abetaie. E’ la zona di Valleve, il cui nome latino significa appunto valle aperta (levis). In epoca feudale dipendeva dai monasteri di Astino e Pontida, ai quali i “Capitanei” di Valleve (i Cattaneo di oggi) dovevano riconoscere un tributo annuo per il reddito delle cave di “piode” e delle miniere di ferro, rame e argento. A questo proposito è curioso annotare che gli abati pensarono bene di integrare la percentuale di ferro a loro dovuta con altrettanti pesi di formaggio, sapendo che nel periodo estivo, in cui non si poteva lavorare in miniera per l’alto tasso di umidità, i valligiani non restavano inoperosi, ma si dedicavano all’alpeggio. La valle si affaccia dal Passo di Tartano sulla Valtellina, dove i Cattaneo avevano uguali interessi per l’uso di pascoli e miniere. Ancora oggi al Passo di Tartano, dove tra l’altro corre una linea difensiva approntata nel corso della prima guerra mondiale, il giorno di San Rocco si celebra un incontro dei valligiani e degli alpeggiatori dei due versanti. Gli abitanti di Valleve non mancano di partecipare anche alla festa della Madonna della Neve, la cui protezione è invocata a salvaguardia delle valanghe che in passato (ancora non c’erano i paravalanghe) causarono gravi lutti e rovine.

 

 

Le origini e la prima citazione

Le origini del nome di Valleve hanno probabilmente origini galliche che fanno pensare a Valle di Lefe (dal nome Leufo), in dialetto poi trasformatosi in Vallev’ e quindi arrivato fino a noi come il definitivo Valleve. La prima citazione storica documentata sul centro di Valleve è risalente al 1181, quando i primi abitanti praticavano la pastorizia e si dedicavano alla cura delle mandrie durante i periodi estivi.

Il medioevo

Durante il periodo medievale la zona di Valleve era posta sotto il controllo feudale dei monasteri di Astino e Pontida, ai quali gli abitanti dovevano riconoscere un tributo annuo proveniente dai profitti dell’estrazione di ferro, rame e argento delle miniere locali.

L’età moderna

Altre date significative per questo piccolo centro sono il 1780 e il 1815 ed in entrambi i casi furono sinonimo di tragedie, legati ai ricordi di due enormi valanghe che investirono la cittadina stessa.

Nel 1780 la valanga di neve e terra devastò la chiesa parrocchiale, facendo numerose vittime.

Nel 1815 la valanga invase invece il letto del fiume Brembo, causandone lo straripamento, sempre nei pressi della chiesa e, anche in questo caso, produsse danni e fece diverse vittime.

L’età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente, nel 1874, la chiesa parrocchiale ritornò al centro della vita vallevese, diventando rifugio contro la peste del vaiolo che colpì quelle zone, come testimoniano le iscrizioni presenti ancor oggi nella stessa chiesa.

Durante gli anni sessanta numerosi interventi modificarono la morfologia dell’antico borgo medievale, interventi atti a poter accogliere i numerosi turisti diretti alle località sciistiche di Foppolo, San Simone e Carona. Oggi le tre località sono unite in Bremboski, uno dei principali comprensori sciistici della bergamasca. San Simone, nel comune di Valleve, l’unica delle tre a non essere collegata sci ai piedi alle altre, è nota principalmente per l’ottima qualità della neve dovuta alla sua esposizione e collocazione, all’ombra del Monte Cavallo e del Pegherolo. La località dispone di oltre 20 km di piste servite da 3 seggiovie e 2 skilift su un dislivello di circa 400 metri.

Simboli

Non avendo uno stemma comunale antico si opta per l’utilizzo dello stemma dell’antica famiglia dei Cattaneo.

Blasonatura stemma:

Semipartito troncato: il primo di rosso alla lettera V d’oro; il secondo di verde alla sbarra d’azzurro: il terzo d’argento al leone di rosso, linguato dello stesso, armato di nero, afferrante con le zampe anteriori la ruota di carro di otto raggi dello stesso. Ornamenti esteriori da Comune. D.P.R. del 7 novembre 2005.

Blasonatura gonfalone:

Drappo di azzurro…

Da visitare a Valnegra

Situato in una zona votata al turismo, risente favorevolmente dell’altitudine che rende fresco e gradevole il clima in estate ed all’esposizione a sud che mitiga gli inverni. La zona ricca di boschi e montagne favorisce quindi le escursioni, che risultano essere adatte a tutte le esigenze, sia per utenti esigenti ed esperti che per semplici passeggiate.

Interessante è la chiesa parrocchiale che, intitolata a San Michele, risalta sulle altre costruzioni del paese anche grazie al campanile su cui svetta la statua del patrono. Edificata a metà del XV secoloe più volte ampliata e restaurata, l’edificio religioso custodisce al proprio interno dipinti di buon pregio, tra alcune opere di Carlo Ceresa.

L’altra chiesa presente sul territorio comunale è quella di San Carlo. Situata al di fuori dal centro abitato, risale al XVIII secolo e presenta un’architettura semplice, come semplici sono le opere in essa contenute.

Merita infine menzione la fontana posta nella piazzetta principale e costruita al termine del XIX secolo.

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Pubblicato in Alta Valle Brembana, PROVINCIA BERGAMO e Valle Brembana