Giuseppe Nosari Aviatore – Gandino

Per molti Gandinesi il nome Giuseppe Nosari riporta alla memoria la via del paese, ma realmente chi era questo personaggio nato a Gandino?

Un uomo e un sogno avverato, sintesi ideale fra la geniale intraprendenza dei bergamaschi e le aspirazioni di un’epoca che guardava al futuro con coraggio ed entusiasmo.
Giuseppe Nosari, nato a Gandino agli albori del secolo scorso, è stato un vero e proprio pioniere nella costruzione e nell’utilizzo di aerei a motore.

Nel centenario della sua tragica morte avvenuta nel 1913, Gandino ricorda Nosari con una mostra documentale e filatelica, cui si abbinano due annulli postali straordinari. Una storia rimasta quasi inedita per tanti decenni, ripresa nel libro «Gandino, la storia» edito dal Comune nel 2012 e ora ulteriormente indagata. Giuseppe Nosari nacque a Gandino il 24 marzo del 1883 e rimase orfano di padre in giovanissima età. Si dimostrò capace meccanico e fu assunto dalla famiglia Pesenti ad Alzano. Quando nel 1903 i fratelli Wright riuscirono a compiere il primo volo con un mezzo motorizzato più pesante dell’aria (con pilota a bordo) si scatenò una «corsa al volo» di cui anche Nosari rimase affascinato, dopo aver assistito a Brescia ad alcune gare d’aviazione.
Nel 1910 si propose di costruire in proprio un aereo, tipo Bleriòt, con canne d’acciaio. Realizzò un biplano lungo 7,80 metri, con un’apertura alare di 6,80 metri. Costruì personalmente anche il motore, premiato con medaglia d’oro della Camera di Commercio a San Pellegrino Terme. Il velivolo fu benedetto nell’ottobre del 1910 ed esposto a Bergamo, Alzano e al Teatro Sociale di Gandino. Nell’aprile del 1911 Nosari fu fra gli aviatori impegnati a Osio Sotto nei voli inaugurali del locale campo di aviazione, mentre il 6 luglio 1912 ottenne il brevetto di aviatore numero 142 al Campo Mirafiori di Torino.


Il 19 settembre di quello stesso anno Nosari, con un «Asteria 3», stabilì il nuovo primato italiano di altezza con passeggero, raggiungendo sopra Torino la quota di 1.200 metri. Un volo di circa 80 minuti, sorvolando Superga e la Mole Antonelliana. Un’impresa memorabile che fece scalpore nelle cronache del tempo. Nei mesi successivi, in qualità di capofficina e montatore, lavorò alla messa a punto del nuovo monoplano Asteria MB da 50 HP, realizzato dalla ditta di cui era titolare Francesco Darbesio. Il 3 febbraio 1913 Nosari decollò da Mirafiori schiantandosi al suolo poco dopo.
Il 4 febbraio 1913 il quotidiano La Stampa pubblicò un’ampia cronaca dell’incidente, con le prove fallite e i dettagli di quel tragico giorno. In essa si legge fra l’altro: «Un’altra vittima dell’aviazione: Giuseppe Nosari, un giovane pilota della Società costruttrice Asteria, mentre ieri, nel pomeriggio, al Campo di Mirafiori stava provando un monoplano, è caduto da circa venti metri di altezza, riportando la frattura della volta cranica, con violenta commozione cerebrale e diverse ferite in varie parti del corpo, in seguito alle quali cessava di vivere poco dopo all’Ospedale Mauriziano dove lo avevano trasportato d’urgenza. (…) Ogni giorno passava lunghe ore attorno alle eliche, ai motori, alle grandi ali dei leggeri velivoli, dei quali conosceva ogni più minuto particolare di struttura con quella competenza resa tanto più salda dal grande amore per questo bellissimo, ma terribile mezzo di locomozione». «Erano le 17 – si legge ancora – scendevano appena le prime ombre della sera, ma per una prova vi era ancora tempo.


Questa volta la partenza fu più agile e sicura: dopo quaranta metri l’apparecchio si alzò, avanzò per un chilometro circa, a quindici metri dal suolo. (…) Gli amici ed i compagni che tenevano gli occhi fissi all’apparecchio, videro ad un tratto questo “impennarsi” con l’elica, cioè, dritta verso il cielo. (…) Coloro che di lontano videro tale repentino movimento alzarono istintivamente le braccia in un gesto di spavento e non ebbero tempo di gridare una parola, che il monoplano, ripiegandosi in avanti, precipitava verticalmente e si infrangeva sul terreno con un tonfo sordo. Fu un accorrere confuso, angoscioso».
La notizia della tragica morte dell’aviatore gandinese fece il giro del mondo e finì sulle pagine del prestigioso New York Times, negli Stati Uniti, il 4 febbraio 1913. La salma di Nosari riposa nel cimitero di Gandino e a lui è dedicata una via in paese. Nel 1967 fu posta una stele in bronzo all’aeroporto di Orio al Serio, per ricordare i pionieri bergamaschi del volo. Vi erano fusi i nomi di Luca Bongiovanni, Aldo Colleoni, Enrico Legler, Stefano Minossi e quelli di due gandinesi: Giuseppe Nosari e Vincenzo Rudelli, fra i principali animatori del Club di aviazione. La mostra di Gandino, che apre oggi, vuole evidenziare come tecnologia e sviluppo di mezzi meccanici abbiano chiesto negli anni un tributo di vite umane.
Verrà esposto a tal fine il motore di un aereo da turismo Rockwell Commander 112TC. È il triste cimelio del 18 aprile 2002, quando l’aereo, pilotato dallo svizzero Luigi Fasulo, si schiantò contro il Pirellone a Milano, provocando la morte del pilota e di due funzionarie che lavoravano al 26° piano della Regione. A molti tornò alla memoria l’attentato delle Torri Gemelle, ma l’inchiesta chiarì che si trattò di un errore del pilota. Il motore è stato acquistato da Piero Spampatti, che nella sede della Plastitalia di Casnigo custodisce un vero e proprio Museo di moto, auto, biciclette e memorabilia di indubbio interesse.
Suo anche il motore sezionato di un aereo Antonov di produzione sovietica, che consente di ammirarne dal vivo principi e funzionamento.

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