Valsecca Frazione di Sant’Omobono Terme – Informazioni Paese e Turismo

ARTICOLI Valsecca  ITINERARI  Valsecca  EVENTI  Valsecca NEGOZI Valsecca  MANGIARE  Valsecca  DORMIRE  Valsecca  LOCALI  Valsecca SERVIZI  Valsecca AZIENDE Valsecca CASE  Valsecca SCUOLE  Valsecca ASSOCIAZIONI  Valsecca ARTISTI Valsecca  WEB CAM Valsecca  VIDEO  Valsecca

CENNI STORICI:

CENNI STORICI e di costume

La vita delle persone a qualsiasi razza, religione o tempo appartengono, si porta dentro sempre le stesse ansie, gli stessi traumi, la stessa gioia. Quanti giovani ed uomini di Valsecca, dopo il 1920, e quanti uomini, donne e ragazze dopo il 1946, per trovare una vita più sicura ma non meno dura di quella lasciata, hanno vissuto la nostalgia del paese lontano, quante lacrime hanno solcato il loro volto ed il canto ha strozzato la loro gola!!! Le parole del compaesano che li aveva preceduti, la calorosa accoglienza e l’ospitalità non bastavano a far nascere il sorriso su quei volti che, volgendo lo sguardo lontano,  sognavano la stupenda conca verde, cosparsa di bianchi casolari, che li aveva visti nascere e crescere.
Valsecca è sempre stato un paese di emigrazione fin dal suo nascere. L’estimo del 1476 ricorda che emigravano per vendere quel poco che producevano: oggetti di legno, panno di lana detto appunto “Valdemagnum”, utensili per il lavoro dei campi e dei boschi, che venivano prodotti nei “torni a pedale” o nelle otto officine, sorte  lungo il corso del “Petola”, l’ultima delle quali, quelle dei Cardinetti, ha chiuso l’attività solo  pochi anni fa, trasferendosi altrove. Il 1920 e il 1946 sono date memorabili e dolorose per  Valsecca; segnano il tempo di una massiccia emigrazione. 
Nel 1920 si emigra verso la Francia. Longwi ed Herserange si popola di gente di Valsecca  o della Valle Imagna, tanto da far diventare lingua locale, il dialetto Valdimagnino. Ancor oggi, dopo tanti anni, le persone che ritornano da quei paesi, non sanno una parola d’italiano, ma parlano correttamente il vecchio dialetto valdimagnino. Il 1946 segna invece l’esodo verso la Svizzera, soprattutto nel cantone francese. Sono famiglie intere che partono,  giovani coppie e per alcuni è il viaggio di nozze. Molte sono ormai le famiglie di Valsecca  residenti a La Chaux de Fondes, a Le Lode o nei dintorni pur conservando legami con il  paese d’origine, ritornando con più o meno frequenza.  Non mancano per circostanze particolari, la più importante delle quali è festa quinquennale del Santo Crocifisso, che registra un rientro, anche solo per alcuni giorni, molto forte. 
Degli emigranti del 1946, alcuni sono rientrati negli anni ’60 – ’70, chi non è rientrato ha  conservato l’abitazione, che facilita l’occasionale ritorno. Fino agli anni novanta, massiccio era anche il fenomeno dei ” frontalieri” , attualmente è quasi scomparso.
Valsecca è in miniature quanto A. Stoppani ha scritto della Valle lmagna. E’ una valle nella valle!!! ” Divisa dal resto della valle dallo sperone di Rota Fuori, con il campanile che potrebbe fare da faro alle due valli”, ha a destra la Coma Rossa, a sinistra la Camozzera ed è chiusa dal monte Serada. Valsecca è una conca “riccamente coperta di boschi, di prati e di colli; e su quel manto di lieta verzura, rotto da severe e bizzarre rupi, spiccano gli sparsi casolari “: il Gromo, il Cornello, i Carevi, Cafrago ed ha al centro la bella chiesa di San Marco Evangelista.
In tutto questo verde, senti il rumore dei suoi ruscelli che, dopo tante piccole cascate e dopo aver formato tanti piccoli laghi, spumeggiando tra rocce nere e bianche giungono  impazienti al “Petola” per poi confluire nell’Imagna. Molti infatti sono le sorgenti di  Valsecca e se uno interroga un anziano gli risponderà: “Alseca la gai trentasis fontanìì”, (ha trentasei sorgenti) e ne fa un lungo elenco, incominciando dalle due storiche “Sbadol e  Gas”; ma poi ricorderà: “Ol fontanil de malac, ol fontanil dol Cacio, ol fontanil de Bate, la fontana de Paoi, l’albe de semalprat …….. ” Con tante sorgenti, stupisce allora che una, località così verde e con tanti ruscelli abbia come toponimo “Valsecca”.
Esso dà l’idea di un luogo arido, secco, una piccola savana capitata chissà come in Valle Imagna. Il toponimo trova forse una giustificazione risalendo nei tempi, non tanto ai latini ma a popolazioni più antiche. La radice Sek—Seik, attestata specialmente in lingue germaniche, significa gocciolamento, stillare, defluire e questa indicazione etimologica, spiega un po’ di più il toponimo Valsecca. Valsecca è una conca verde, ricca di acqua!
Il  toponimo Valsecca appare, per la prima volta, in un documento per un atto di vendita del 1169. II monastero di Astino compra da Paolo di Pedelingo le terre che egli possedeva in località “Quada” di Valsecca in Valle Imagna. Il  toponimo ricorre ancora in un documento nel 1355, per dire che è frazione di Sant‘Omobono (atti no1. del not. Simone de Pilis, faldone 75, Archivio di Stato BG).
Gradualmente la conca di Valsecca, anche se e sempre descritta come zona di estrema povertà, si popola di molte persone, ed è ormai divenuto un paese e figura tra quelli della  Valle Imagna, che promettono fedeltà a Filippo Maria Visconti (6 agosto 1420). 
Nel 1428 anche Valsecca, con tutta la valle, meno il paese di Brumano, che anche oggi fa  parte della diocesi di Milano, è ceduto dai Visconti alla Repubblica di Venezia e lo sarà per  quattro secoli. Ad essa, con tutta la valle, rimarrà fedele, anche per i benefici che dalla  Repubblica riceve.
Per questo si opporrà nel 1799 alle armate napoleoniche, non accogliendo con simpatia “il vento della libertà” tanto che, durante la dominazione napoleonica, nella caserma di Valsecca, dimora una “guarnigione di soldati francesi”. Ne fa le spese anche il cappellano della chiesetta dei Carevi, che annota:   ” per tutto questo tempo non ho ricevuto un  quattrino per tutte le Sante Messe celebrate”.
Cresciuta la popolazione, anche Valsecca, che certamente aveva già una piccola chiesa  disposta est—ovest e che é incorporata nell’attuale, diventa parrocchia. 
Nel 1460 per decreto del Vescovo di Bergamo Mons. Pietro Barozio, viene staccata da  Sant’Omobono ed è eletta parrocchia con il titolo di San Marco Evangelista. Con Venezia, Valsecca vive in quegli anni i suoi momenti migliori. Nel 1476 complessivamente sono censiti 80 fuochi per un totale di 136 uomini adulti. La piccola chiesa è  insufficiente e la si amplia. Nel Restauro della chiesa fatto nel 2000, sono venute alla luce, sulle pareti laterali sia di destra che di sinistra, affreschi che ricoprono l’intera parete, affreschi di varie mani, come si era solito fare in quel tempo, di discreta fattura e in un angolo, vi si legge  anche la data: ” Valeshicca 14 ….. “. Il primo ampliamento della chiesa e avvenuto perciò alla fine del 1400. Con probabilità si è abbattuta la parete nord della chiesa esistente, allungandola in quella direzione, costruendovi il presbiterio ed il campanile. Un secondo ampliamento e avvenuto agli inizi del 1700. Si è abbattuta la facciata allungando la chiesa verso sud. Documenta questo lavoro la mappa di Valsecca, disegnata da F. Quarenghi nel 1728, dove è evidenziata la diversa qualità dell’intonaco delle pareti, come era possibile vederlo fino al 1999.
La chiesa di Valsecca ha avuto perciò un “unico vestito” solo dopo 500 anni. Un terzo ampliamento si è avuto negli anni 1880-1885; la popolazione era ulteriormente cresciuta. La chiesa, come un po’ tutte le chiese della valle, era diventata piccola. l due progetti erano radicali; uno prevedeva l ‘abbattimento di una parete ed allargare la chiesa, l’altro ristrutturarla, trasformando la chiesa a croce greca. Su consiglio del vescovo Mons. Carnillo Guindani, viene tutto accantonato ed approvato un terzo progetto, che contempla la demolizione del campanile, la sua ricostruzione con l’ampliamento dell’abside. Così si farà e lo stesso vescovo, il 25 Agosto 1885 riconoscerà la chiesa di Valsecca che era già stata consacrata nel 1511.
La chiesa di Valsecca non é certamente la più bella della Valle, conserva però tesori di non poco valore, accumulati lungo i secoli. La diceva già bella il Vescovo di Bergamo, Mons. P. Lipomano, in occasione della sua visita pastorale del 9 ottobre 1538: “Ecclesia ipsa S. Marci est satis pulchra”. Ha una bella tela di S. Marco con cornice dorata. Ha due porte laterali e davanti alla porta centrale, c’e la casa parrocchiale, casa parrocchiale purtroppo abbattuta nel 1987, dopo polemiche, per far posto alla strada provinciale, senza dare troppo peso agli inconvenienti che ci sono e che ci saranno, depauperando inoltre il patrimonio locale già tartassato.
Anche S. Carlo, visitando Valsecca il 14 ottobre 1575, scrive che la chiesa di Valsecca “est satis ampla et pulchra”, ha cinque altari ed attorno ha il cimitero, circondato da un alto muro. Fra tutti i tesori spicca il bassorilievo quattrocentesco della Madonna con il Bambino in tondo, sorretta da due angeli in ginocchio. L’opera è attribuita alla scuola dell’Amadeo ed è ora paliotto dell’altare. Sono poi conservate due tele di C. Ceresa (600), una raffigurante l’Adorazione dei Magi, l’altra il Crocifisso, con i santi Carlo, Francesco ed Antonio.  Al centro dell’abside si trova il quadro di S. Marco di F. Quarenghi del 1729 e due altri quadri, uno raffigurante ancora l’adorazione dei Magi, l‘altro l’invenzione della Santa Croce di scuola veneta del ‘600. Anche questo quadro potrebbe essere un contributo per anticipare l’esistenza e la devozione al S. Crocifisso di Valsecca, quindi anteriore alla meta del 700, al contrario di quanto scrive il libretto scritto del 1884.   Alle pareti si possono ancora ammirare le tele della Via Crucis di Gaetano Peverada (‘700). Inoltre vi é una grande tela di V. Manini del 1935, raffiguranti i santi torinesi: Bosco, Cafasso, Cotolengo con Santa Teresa del Bambino Gesù. Anche i banchi della chiesa ed i  confessionali hanno la loro età.  Sono stati acquistati nel 1717, probabilmente dopo l’ampliamento della chiesa.  Alcuni portano la conseguenza dell’incendio scoppiato la notte del 10 Febbraio 1926, sono stati segati utilizzando la parte rimasta. Fu notte funesta quella notte per Valsecca, notte nella quale bruciarono molti tesori accumulati lungo i secoli, in parte salvati dalle vecchie abitudini dei parroci di quel tempo,  alzarsi presto, alle cinque del mattino. Fu salvata la chiesa ma si dovette demolire, per  sicurezza, il tetto in “piode” e lo si è rifatto con la più economica tegola in cotto. E’ di quel tempo anche la sostituzione del pavimento.  Vennero tolti i grossi lastroni in pietra locale, che si possono ancora ammirare in sacrestia  e sostituiti dalla mattonella in graniglia. E’ ancora a questo tempo la decorazione della  volta fatta da Arturo Galvani.
Gli affreschi raffiguranti la vocazione e la gloria di S. Marco sono d’autore ignoto della fine dell’800. Belli sono anche gli altari! Il maggiore, donato dal Comune alla Parrocchia nel 1935, è acquistato dal marmista Galletti, proveniente non so da quale chiesa, è in marmo  nero intarsiato con due statuette, S. Marco e un altro Santo. Bella e anche la tribuna, con due colonne tortili. Degni di ammirazione sono anche gli altari laterali, in “rosso di Francia”.  Le tele raffiguranti i misteri del Rosario, all’altare della Madonna, erano state acquistate  nel 1700, ma con probabilità, forse perché deteriorate, sono state sostituite alla fine dell’800. Bella e la medaglia dell’altare, acquistata sempre dal marmista Galletti nel 1835. Le tele ovali dell’altare di S. Antonio sono di V. Manini, dipinte nel 1927, dopo l‘incendio. Il coro in noce nazionale del 1887, è opera della ditta Carminati e Mangili di Brembilla. Nel 1932 , su disegno dell’Arch. Angelini, si era pensato di abbellire la facciata della Chiesa. Forse per mancanza di soldi o per qualche altro motivo, l’unica opera eseguita è il portale d‘ingresso con la ” bussola”, in noce nazionale. Visitata la chiesa, dove ora si possono ammirare anche gli affreschi dell’ 400, non è il caso di dimenticare la sacrestia, dove si può vedere il grande armadio in noce con intarsi, un cassettone sempre uguale del ‘600 ed un armadio intagliato più antico. Alle pareti vi sono alcuni quadri, un crocifisso del ‘700, le stampe della “via crucis latino-spagnolo” recuperate dalla Chiesa dei Carevi, dove vi erano state collocate nel 1777. Da non dimenticare poi l’organo. La maggior parte delle sue canne sono databili all’inizio del ‘700. Quindi, banchi, confessionali, organo hanno fatto bella mostra di se dopo l’ampliamento della chiesa avvenuta ai primi del ‘700, come fa fede la mappa di F. Quarenghi. “E’ un organo di ottima fattura e qualità. Le canne dal diametro stretto, con bocche basse e strette e poche incisioni nell’anima, hanno suoni dai timbri pieni, chiari, vivaci, frizzanti, tipici dell‘epoca di inizio secolo” ( G.Berbenni). Come mai Valsecca, ricordata sempre come povera, ha tante ricchezze nella sua chiesa? Gli abitanti del paese, pur nella loro povertà, hanno certamente contribuito, ma penso soprattutto ad alcune persone. Ai tanti o pochi commercianti che, in alcune città d’Italia, come Venezia, Parma, han fatto fortuna e non dimenticano il paese natio.
Alla fine del  1600, Giovanni da Lezze, scrive che a Valsecca abita il signor Zenochino “che é il più ricco, essendo console e tesoriere di tutta la valle e cancelliere poi generale di tutte le altre Valli insieme”. La presenza della famiglia Rota, “corriero” della Repubblica, che ci ha lasciato Io splendido palazzo dei  Carevi Bassi, datato 1756, ma purtroppo oggi deturpato da incuria, e la chiesetta di S. Rocco, può dare una spiegazione per la presenza di tanti beni.
Valsecca ha poi altre due chiesette. Una, senza pretese, dedicata a S. Giovanni Battista in località Cornello, sorta nel 1774 per esigenze di un prete residente, Don Giovanni Rota, che ritenendo difficoltoso raggiungere ogni giorno la chiesa parrocchiale, trasforma in chiesetta una stanza della sua casa. L’altra, molto più signorile, e sorta in località Carevi Bassi per la volontà di un ricco signore.  Nel settembre 1751, Bortolo Rota di Valsecca mercante a Venezia, lascia per testamento 5.000 ducati per erigere due chiesette, a sua memoria ed a memoria di sua moglie, signora Bianca Franchini. A sua memoria, la chiesa dovrà essere costruita presso la casa paterna, nei Carevi  Bassi di Valsecca, a memoria della moglie nel paese natale di lei. L’una e l’altra è dotata di 2.500 ducati, “che danno Lire 15.500, per il ricavo delle quali formare il salario al sacerdote che otterrà l’esercizio di tale mansionaria, che ha l’onere di celebrare tre S. Messe ogni settimana” per l’anima del donatore e per i suoi cari. Dà anche alcune disposizioni: il cappellano dovrà essere preferito tra i preti della famiglia discendenti dal ramo maschile ed in mancanza di esso, femminile, oppure un altro, che sarà sempre amovibile ad nutum.
La chiesetta dovrà essere custodita con diligenza e arredata di tutte le cose necessarie. Il primo prete a celebrare la S. Messa in questa cappella, sarà “il curato Sibella” il 14 ottobre 1754, ma nel 1759 dovrà cedere la cappellania ad un prete della famiglia Rota, che avrà successori fino all’inizio del 1900. L’ultimo è Don Aquilino Rota. La chiesetta, bella, con facciata arieggiante lo stile veneto, per vicende storiche e incomprensioni, andrà gradualmente deteriorandosi, fino a rischiare di sparire se, nel 1983, non fosse intervenuta la parrocchia di Valsecca.
Acquisita la proprietà, con l’aiuto di generosi, si è rifatto e sistemato il tetto in “piode”,  curato il restauro completo dell’interno e le si è restituita la bellezza iniziale. Doveva essere abbastanza dotata.
Si dice che la pala dell’altare, la Madonna del Carmine con i santi Rocco e Sebastiano, era della scuola del Tiepolo e, in tempo di crisi, sostituita alla fine dell’800 con una copia. Vi era anche una tela di Francesco Quarenghi del 1732, fortunosamente recuperata , ed una Via Crucis in stampa latino-spagnolo, che ora si trova nella sacrestia di Valsecca, che era stata collocata nella chiesetta nel 1777. Il turista che cammina per la strada o meglio lungo le mulattiere di Valsecca, non può non sorprendersi e meravigliarsi degli affreschi delle tante cappellette. Ce ne sono infatti 27, senza contare gli affreschi sulle pareti delle case o, in piccole nicchie, sulle pareti delle stalle. Alcune sono veramente belle! Sono quasi tutte dell’800, molte portano anche l’autore dell’affresco: sono il Riva, il Tagliaferri e  A. Sibella.
L’immagine ricorrente é la Madonna, sta nelle varie devozioni. Anche queste hanno  sperimentato l’incuria dl questi ultimi anni; l‘affresco è rovinato o totalmente scomparso.  Se questo turista non si e stancato e mantiene viva la sua curiosità, girando per le varie  frazioni di Valsecca, sparse su colli e vallette, può sempre imbattersi in qualcosa di interessante: una stalla del 1456, una casa del 1490, qualche nucleo abitativo, che ha conservato la caratteristica del tempo, come il Gromo e Campagnone. 
Sosterà davanti alla caserma, sforzandosi di leggere il suo cartiglio quasi illeggibile: ” ` A CASERMA DE l (iure) L (legis) TER (territoriale) GENDARMERIA.
Quando Valsecca sia diventato ente autonomo, non si sa! Nell’estimo del 1476 è ancora nominata come “contrada de Valdimania “, Alla fine del secolo XVI, Giovanni da Lezze,  scrive che é ente autonomo, comprendente anche Falghera. Da allora é sempre citato  come ente autonomo fino al 1809. Nell’epoca napoleonica, con la “concentrazione” dei  2 comuni, perde la sua autonomia diventando unico comune con Mazzoleni , Cepino, Falghera e Costa lmagna.
La riacquista nel 1816 ( compartimento territoriale della libertà) e,  da allora, è sempre stato comune autonomo. Durante i secoli il toponimo “ Valsecca “ è stato soggetto a parecchie 
variazioni:
nel 1169 — VALSECCA 
nel 1476 — VAL SECHA
nel 14 …. — VALESHICCA
nel 1596 — VAL SECCA 
nel 1740 — VALSECCA 
La stessa sorte l’anno avuta anche alcune sue frazioni, ad esempio; 
CAFARINO = CHA FARRI 
CAFRAGO = CHA BRAGO 
CASANOI = CHA ZENOGLIO 
CAMP AGNONE = CHA P AGNONE 
In tutti i documenti Valsecca è sempre nominato come paese povero: “ A Valsecca- Falghera non si raccoglie grani ne vini, solamente castagne per 6 mesi l’ anno, e carboni  intorno ai cento sacchi“.
Ci sono un po’ di animali, ma l’economia della famiglia è sempre povera. Per venire  incontro alla povertà della gente, nei secoli passati, nasce una “Pia Istituzione” che  giornalmente distribuisce pane ai poveri.
Un quadro, che si trova in sacrestia, raffigura “il curato Sibella che distribuisce il pane ai  poveri. La prima strada rotabile arriva a Valsecca solo nel 1872. L‘emigrazione è stata sempre, per tutti i tempi, la fonte più ricca di sostentamento. E’ ancora la situazione attuale! C’è maggior benessere, ma questo è legato al pendolarismo. Le persone partono da Valsecca che è notte e vi ritornano che e già buio.  Come in tutti i paesi di montagna, anche perché per essi manca una politica, il calo demografico e inarrestabile: per i morti, per i giovani, che si sposano e lasciano il paese, per le nascite quasi zero.
Valsecca offre però un clima salubre, un’aria pulita, una grande tranquillità, il verde di tutti i suoi boschi ed il chiaccherio dei suoi numerosi ruscelli.
Anche se paese povero e piccolo, Valsecca si è fatto conoscere dando i natali a persone che hanno fatto conoscere in Italia e nel mondo, questo sperduto paese della Valle lmagna, come

CARLO MARIA BARACCHI: nato il 2 ottobre 1688 e morto a Parma nel 1762. Provinciale dei “Servi di Maria”, solo per la sua volontà non volle accettare incarichi più alti, fu profondo teologo, poeta, oratore sommo. Ha lasciato parecchie opere, in parte stampate. 

DON ANTONIO SIBELLA: più noto come” curato di Valsecca”, ma parroco di essa per 36  anni e vicario foraneo della Valle Imagna. Nato il 27 aprile 1728 e morto, in concetto di  santità, il 16 gennaio 1801. Venerato in vita, la devozione è continuata anche dopo la sua morte ed è giunta fino a noi. E’ sepolto al centro della chiesa di Valsecca e la sua tomba è sempre meta di devoti.

Di questo secolo noto e anche il Dott. ALESSANDRO MOSCHENI, grande chirurgo e, a  quel tempo, famoso ostetrico. 

Arch. ALESSANDRO MOSCHENI: patriota delle guerre dell’indipendenza, e nato il 28 aprile 1798 . Arrestato e condannato a morte per cospirazione contro il governo del tempo,  per decreto aulico dell’11 aprile 1835, la pena le fu commutata in carcere duro a vita, da scontarsi allo Spilber, dove ebbe come compagno di cella, Silvio Pellico. 

Prof Dott. Don FRANCESCO BUGADA, nato il 17 gennaio 1858 e morto il 17 maggio  1930 e alunno di Giosuè Carducci e, se i tempi fossero stati migliori, possibile successore  alla cattedra di letteratura Italiana all‘Università di Bologna, latinista di fama. Fu insegnante  indimenticabile di latino e greco nel collegio di Celana per molti anni. 

Ing. MARCO TODESCHINI: nato il 25 aprile 1899 e morto il 13 ottobre 1988. Scienziato di  fama mondiale per la sua ricerca sui fenomeni dell’universo, illustrati nelle sue due opere fondamentali: ” Teoria delle apparenze – Psicobiofisica “, membro d’onore di 25 Accademie italiane ed estere, è stato candidato al premio Nobel nel 1969.

 

ITINERARI DI VALSECCA

Chiesa di San Marco Evangelista

La chiesa fu costruita verso la fine del 1400, rimaneggiata più volte nel corso dei secoli. Al suo interno vi sono pregevoli opere tra le quali una “Madonna con Bambino e Angeli” del 1400, scolpita in bassorilievo su marmo con uno stile che richiama quello dell’Amodeo; una “Adorazione dei Magi” del ‘600 di Carlo Ceresa; un “San Marco in adorazione”  del 1729 di Francesco Quarenghi; la Via Crucis del ‘700 di Gaetano Peverada e altre tele del XVII e XVIII secolo.  

Accanto alla parrocchiale sorge l’oratorio del Santissimo Crocefisso dove, oltre la bella cupola affrescata con un Concerto d’Angeli, si conserva un miracoloso crocefisso, opera probabilmente di Frà Giovanni da Reggio (1654), a cui si attribuisce il merito di aver salvato il paese dalle numerose epidemie di colera che infestavano la valle nel corso dell’ ‘800. Ancora oggi, ogni cinque anni, nel mese di luglio, la statua viene tolte dalla cappelletta ed esposta all’adorazione dei fedeli per una intera settimana. 

Numeri utili GENERALI

Carabinieri

112

Polizia Stradale

035.276.300

Polizia di Stato

113

Polizia Locale (centrale operativa) 

035.399.559

Vigili del Fuoco

115

Protezione Civile

035.399.399

Guardia di Finanza

117

Chiamata urgente su n° occupato 

4197

Corpo Forestale

1515

Pronto intervento ASM

800.014.929

Emergenza Sanitaria

118

Guasti fognature, acqua e gas   

035.216.162

Guardia medica

035.455.51.11

Enel (guasti luce) 

803.500

ATB     

035.236.026

Radio Taxi       

035.451.90.90

Pubblicato in Frazioni di Bergamo, PROVINCIA BERGAMO, Sant'Omobono Terme Frazioni e Valle Imagna